Studi e Ricerche

I presenti documenti sono redatti dall’Ufficio Retail Research della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e sono destinati agli investitori privati.

USD: spinto dai tassi Fed e dai rendimenti dei Treasury

  • Data pubblicazione 22.05.2018
  • Valute
Con un rendimento di oltre il 3% sul Treasury a 10 anni, lo spostamento dei flussi di capitale sui titoli di stato USA e quindi sul dollaro è apparso giustificato specie con una Fed che ha espresso ottimismo nei confronti di crescita e mercato del lavoro, con un'inflazione attesa intorno all’obiettivo del 2% nel medio termine. Uno scenario che ci consente di restare fiduciosi sulla forza di fondo del dollaro e che ci spinge a orientare maggiormente le nostre previsioni sul cambio EUR/USD a: 1,15 e 1,18 rispettivamente a 1-3 mesi; 1,20 a 6 mesi; 1,24 e 1,26 rispettivamente a 12 e 24 mesi. A mettere in dubbio la forza relativa del dollaro contro euro, nel breve termine, resta l’ipotesi di un’accelerazione della tempistica sulla riduzione dello stimolo monetario da parte della BCE.

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Spread BTP-Bund a quota 180pb

Temi della giornata

- Azionario: l'allentarsi delle tensioni commerciali tra USA e Cina spingono Wall Street: il Dow Jones torna sopra 25.000 punti.
- Cambi: il dollar index scambia sotto il massimo a 5 mesi nei confronti del basket delle principali monete; Kuroda conferma che la BoJ resterà espansiva.
- Risorse di base: prosegue l'ottimismo sulle commodity dopo la tregua nella guerra commerciale fra USA e Cina; sale ancora il petrolio.

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Spread volatile in area 180

Temi della giornata
- Azionario: listini europei moderatamente positivi; fallisce il tentativo di rimbalzo del FTSEMIB.
- Cambi: il Dollar Index scambia vicino al massimo a 5 mesi nei confronti del basket delle principali monete; BoJ ancora espansiva come dichiarato stamane da Kuroda.
- Risorse di base: prosegue l'ottimismo sulle commodity grazie alla tregua fra USA e Cina; sale ancora il petrolio su Iran e Venezuela.

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Settimana dei Mercati - 21.05.2018

La settimana entrante

Europa: le indagini di fiducia di maggio dovrebbero fornire nuove informazioni sul ciclo a partire dai PMI di maggio in area euro, Germania e Francia, attesi in stabilizzazione (vedi Focus). Dovrebbero mostrarsi poco mossi anche l’indice IFO, atteso a 102 punti dai 102,1 di aprile, e l’indice di fiducia delle imprese manifatturiere francesi, atteso scendere da 109 a 108 punti. La stima finale del PIL tedesco del 1° trimestre dovrebbe confermare il rallentamento a 0,3% t/t (2,3% a/a). I verbali della riunione BCE del 26 aprile potrebbero fornire indicazioni preliminari sulle posizioni interne al Consiglio riguardo possibili modifiche alla forward guidance sugli acquisti ed eventualmente sui tassi prima della pausa estiva.

Italia: la settimana non prevede la pubblicazione di dati macroeconomici rilevanti.

USA: l’attenzione sarà sui verbali della riunione del FOMC di maggio, in pubblicazione mercoledì. Questi dovrebbero confermare il proseguimento della politica di graduali rialzi dei tassi e di possibili aggiustamenti legati all’evoluzione dello scenario inflazionistico. Ad aprile, le vendite di case esistenti dovrebbero registrare un calo, ancora frenate dalla scarsità di offerta, mentre gli ordini di beni durevoli sono attesi in correzione dell’1,4% dopo la brillante performance di marzo; la misura al netto dei trasporti è vista invece in crescita dello 0,5% m/m. L’indice di fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan a maggio dovrebbe confermarsi stabile su livelli elevati. Risultati societari: Lowe’s.

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Spread ai massimi da inizio anno

Temi della giornata

- Azionario: listini europei in lieve ribasso, proseguono le vendite sul FTSEMIB dopo il contratto di governo.

- Cambi: l'euro consolida il suo deprezzamento nei confronti del dollaro scendendo sotto 1,18; un trend che dura ormai da 5 settimane.

- Risorse di base: commodity in flessione in apertura di Wall Street di pari passo con l'indebolimento delle quotazioni petrolifere.

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NZD – Tasso di riferimento fermo all’1,75%, prosegue la politica monetaria espansiva della RBNZ

  • Data pubblicazione 10.05.2018
  • Valute
La Reserve Bank of New Zealand ha mantenuto il tasso di riferimento OCR all’1,75%, confermando l’impostazione accomodante di politica monetaria in un contesto di crescita economica positiva con dinamiche inflazionistiche modeste. I toni del comunicato e del Governatore appaiono più accomodanti delle attese e danno ulteriore slancio al deprezzamento del dollaro australiano in corso da metà aprile.

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Appuntamento con i Mercati - I mercati finanziari e l'incertezza politica nell'eurozona - VIDEO

Appuntamento con i Mercati - Mercato obbligazionario torna a scaldarsi: analisi e previsioni per il 2017 - VIDEO

BTP Italia: al via la decima emissione

A pochi giorni dalla scadenza del primo BTP Italia, emesso nel 2012, torna questa tipologia di titoli di Stato, indicizzati al tasso di inflazione nazionale. I primi tre giorni, da lunedì 17 a mercoledì 19 ottobre, saranno riservati ai risparmiatori individuali ed affini, mentre agli investitori istituzionali è riservata la mattinata del 20 ottobre.
Le principali caratteristiche di questi titoli sono: (1) la rivalutazione del capitale con cadenza semestrale; (2) l’indicizzazione all’inflazione italiana e non europea; (3) il collocamento tramite MOT; (4) la protezione dalla deflazione non solo per il capitale ma anche per la cedola e (5) il premio fedeltà per investitori retail che detengono il titolo fino alla scadenza. Resta immutata la novità introdotta nel collocamento di aprile 2014 dell’apertura agli investitori istituzionali, per i quali il collocamento avverrà nella mattina dell’ultimo giorno e potrebbe prevedere un riparto, nel caso in cui il totale degli ordini ricevuti risulti superiore all’offerta stabilita dal Tesoro. Al contrario, per la clientela dei piccoli risparmiatori e affini non sarà applicato alcun tetto massimo, ma i giorni di collocamento potranno essere ridotti a due in caso di chiusura anticipata, come in precedenza. Si conferma la durata di 8 anni, proposta per la prima volta nell’unica emissione del 2015, dai 6 anni dei due collocamenti del 2014.
Con riferimento allo scenario di evoluzione dei prezzi da oggi a ottobre 2024, l’inflazione media annua italiana dovrebbe essere intorno all’1,5%. La cedola reale minima garantita è stata fissata allo 0,35%; la cedola reale effettiva non potrà essere inferiore. Il rendimento nominale lordo, che si trova in prima approssimazione sommando il rendimento reale garantito all’inflazione di periodo attesa, potrebbe essere quindi in area 1,8%.
Considerando gli strumenti alternativi, nominali (BTP 4,5% marzo 2024) e reali (BTPei settembre 2024 indicizzato all’inflazione europea), la valutazione relativa al BTP Italia appare attraente, avendo un’inflazione di break-even (sopra la quale conviene detenere il BTP Italia rispetto agli altri strumenti) di poco superiore allo 0,6%, decisamente più bassa delle nostre previsioni per l’arco temporale di riferimento (8 anni) e leggermente inferiore a quella incorporata nel corrispondente titolo indicizzato all’inflazione europea (sempre in area 0,7%). Detto in altre parole, rispetto a un ipotetico rendimento nominale in area 1,8% (cedolare reale + inflazione attesa) del BTP Italia, il nominale di riferimento scambia oggi intorno all’1,11%. Considerando invece gli strumenti analoghi, ossia gli altri BTP Italia scambiati sul secondario, e ipotizzando una cedola pari alla cedola minima, il nuovo BTP Italia appare in linea con la precedente emissione di aprile 2016.

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OPEC: nessun accordo sul tetto alla produzione ma il petrolio tiene

La riunione dell’OPEC di giovedì 2 giugno si è conclusa senza alcun cambiamento nella politica produttiva. I ministri del petrolio dei Paesi membri del Cartello non hanno raggiunto alcun tipo di consenso sulla regolamentazione del prezzo e della fornitura di greggio, che resta intorno ai 32,5 milioni di barili al giorno: un risultato che ha innescato un calo molto contenuto delle quotazioni petrolifere, che rimangono in un trend positivo. La decisione di non fare nulla cade però in una fase di mercato che sembra comunque mantenere il tono positivo: WTI e Brent, scesi dell’80% fino al minimo a 12 anni segnato a gennaio, hanno recuperato molto nelle ultime settimane (+30% da inizio 2016). Gli operatori appaiono parzialmente rassicurati dall’impegno dell'Arabia Saudita a non inondare il mercato di nuova produzione, limitandosi a confermare l'attuale offerta.

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Fallisce il vertice di Doha, tutto rimandato a giugno

Il veto saudita e l’intransigenza iraniana hanno minato sul nascere qualsiasi accordo. L'Arabia Saudita ha mantenuto la propria posizione intransigente legando il buon esito dell’accordo alla partecipazione anche di Teheran. Lo scenario per il futuro appare incerto: l'assenza di un'intesa potrebbe far stornare ulteriormente i prezzi, azzerando tutto l’effetto positivo generato dall’attesa sul meeting Doha. La nostra sensazione è che per sbloccare questa situazione sia necessario che si formi una fronda di Paesi, anche d’influenza araba, che possa provare a contrastare, nell’OPEC, la scelta saudita, cercando poi all’esterno del Cartello ulteriori alleanze, in primis con la Russia, che possano imprimere un cambio di rotta sulla politica dei prezzi.

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Focus Settore Auto

  • Data pubblicazione 16.03.2016
  • Azioni
Il comparto resta attraente soprattutto sotto il profilo di probabili aggregazioni che darebbero luogo a sinergie di rilievo. Le attese di crescita del fatturato si presentano disomogenee per area geografica: attesi incrementi in Europa, mentre permangono le difficoltà per i paesi latino-americani e in particolare in Brasile, grande sbocco per alcuni importanti gruppi europei; in rallentamento anche il ritmo di crescita in Cina. Il comparto quota a P/E e multipli di Risultato Operativo a sconto rispetto alla media storica e al benchmark di riferimento, a fronte di crescite del Risultato Operativo a doppia cifra per l’anno in corso e in lieve rallentamento nel 2017, pur mantenendo una crescita importante e un PEG favorevole.

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Petrolio volatile: reggerà l’accordo fra i produttori?

Energia: Outlook Neutrale nel breve, Moderatamente Positivo nel medio-lungo. WTI e Brent hanno recuperato qualche posizione tornando, entrambi, sopra i 30 dollari al barile e sanando parte del ribasso da inizio anno, ora contenuto a circa il -13%. Tuttavia, l’Outlook sull'Energia resta immutato: sarà massima la prudenza nel breve, visti il mancato accordo fra i maggiori produttori per contenere l’output e il ritorno del petrolio iraniano. L'eccesso produttivo non verrà dunque scalfito. Come solo fattore positivo dello scenario, registriamo un’ennesima contrazione di esplorazioni e trivelle sul suolo USA, che conferma come dal lato shale oil l’impatto delle basse quotazioni petrolifere sia reale. Sul lungo periodo, confermiamo che molti progetti estrattivi sono stati interrotti o, quantomeno, sospesi; tutti fattori che, sommati assieme, rafforzano l’approccio Moderatamente Positivo.

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Amazon

  • Data pubblicazione 30.12.2015
  • Azioni
Amazon rappresenta una delle aziende di maggiore qualità all’interno del settore Internet, con una costante capacità di innovazione e con prospettive di crescita in grado di consolidare e aumentare la propria quota nel mercato dell’e-commerce internazionale. Amazon ha registrato ancora una volta risultati societari superiori alle attese, con i dati del 3° trimestre che sono stati trainati dalle vendite registrate con la promozione “Prime” e dal deciso rialzo del segmento cloud; quest’ultima divisione presenta la più elevata marginalità rispetto al business tradizionale di e-commerce. In termini di P/E, Amazon quota a forte premio rispetto ai principali competitor per il biennio 2016-17, a fronte di stime di crescita degli utili da parte del consenso in deciso rialzo. Tra i rischi annoveriamo la quotazione a premio rispetto ai competitor, il contesto competitivo e la correlazione, seppur contenuta, con l’andamento dei mercati azionari in generale.

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Focus Aggiornamento Emittenti

KPN (S&P: BBB-/Stabile; Moody’s Baa3/Stabile; Fitch: BBB-/Positivo)

KPN è una società di telecomunicazioni olandese attiva con una posizione di leadership sul mercato domestico e in Germania attraverso la controllata Telefonica Deutschland. Il mercato olandese, per quanto modesto in termini dimensionali e fortemente competitivo, rappresenta un’area-chiave per il Gruppo che, nell’ultimo trimestre ha realizzato risultati nel complesso soddisfacenti e superiori alle attese. Nel corso del 2015 KPN ha provveduto ad effettuare alcune cessioni e ha promosso una politica finanziaria piuttosto favorevole agli azionisti. Dopo la diffusione dei dati del terzo trimestre, il management ha confermato il proprio outlook per il 2015 e ha ribadito la ferma volontà di mantenere un rating in area Investment Grade.

ORANGE (S&P: BBB+/Negativo; Moody’s: Baa1/Stabile; Fitch: BBB+/Stabile)

I primi nove mesi del 2015 hanno evidenziato un nuovo aumento delle utenze per il gruppo di telecomunicazioni (ex France Telecom) con un consolidamento delle quote sul mercato domestico e elevati tassi di crescita nei paesi emergenti. All’attento contenimento dei costi operativi il gruppo somma la scelta strategica di sostenere ingenti investimenti per lo sviluppo e il miglioramento delle proprie reti. Il terzo trimestre del 2015 ha visto una dinamica commerciale favorevole per il gruppo telefonico, grazie al consolidamento delle nuove controllate in Spagna e Marocco, mentre meno positiva è stata l’evoluzione dell’EBITDA rettificato. Pur operando mercati fortemente competitivi, , Orange ha confermato la guidance per i ricavi nel 2015 e mantiene una posizione finanziaria conservativa, tale da garantire al Gruppo un profilo di rating stabile.

 

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Parmalat

  • Data pubblicazione 12.11.2015
  • Azioni
Il gruppo Parmalat opera a livello internazionale nella produzione e distribuzione di alimenti, quali il latte e i suoi derivati e le bevande a base di frutta. La presenza geografica differenziata del Gruppo e la politica di acquisizioni intrapresa globalmente permettono di controbilanciare i trend di decrescita in alcune aree con la stabilità o la crescita in altri mercati. Tuttavia, l’ingresso in tempi ravvicinati in diverse realtà di paesi in cui l'economia locale è peggiorata in modo significativo sta penalizzando i risultati della società. Parmalat ha chiuso i primi 9 mesi 2015 con una flessione del 25,1% a/a dell’utile a 108,1 milioni di euro e con un fatturato in crescita del 19,5% a 4,74 mld di euro. Avviamo la copertura del titolo con un giudizio Neutrale.

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Focus Aggiornamento Emittenti

DEUTSCHE TELEKOM
Si comunica la chiusura della copertura di Deutsche Telekom. L’ultimo commento pubblicato sull’emittente è disponibile all’interno della pubblicazione Mensile Obbligazioni del 14.11.2014.

BARCLAYS
La banca inglese Barclays è uno tra i principali gruppi finanziari a livello mondiale, con una posizione competitiva forte sul mercato britannico ed una presenza geograficamente diversificata in 50 Paesi. Il gruppo, negli ultimi anni, ha avviato un importante processo di trasformazione per adeguarsi alla nuova legislazione (ring-fencing) che prevede la separazione delle attività di investment banking da quelle bancarie tradizionali.

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Testo modificato il: 11.04.2015