Studi e Ricerche

I presenti documenti sono redatti dall’Ufficio Retail Research della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e sono destinati agli investitori privati.

Mercati internazionali chiusi per le festività pasquali

Temi della giornata
- Macro: in calo la fiducia di consumatori e imprese italiani ad aprile.
- Azionario: Wall Street archivia la seduta di ieri in moderato rialzo, con i principali indici che si confermano sui massimi di periodo.
- Cambi: yen stabile mentre la BoJ riduce gli acquisti di bond a lungo termine

Macroeconomia
Le indagini ISTAT di aprile evidenziano un deterioramento del morale di famiglie e imprese. L’indice relativo alla fiducia dei consumatori è stato registrato in calo, per il terzo mese consecutivo, e si porta a 110,5 (al minimo da luglio 2017) da 111,2 di marzo con una flessione diffusa a tutte le sue componenti, soprattutto per quelle relative alla situazione corrente. La fiducia delle imprese torna a scendere dopo il rialzo di marzo e cala a 98,7 da un precedente 99,1. A livello settoriale la flessione colpisce soprattutto il commercio al dettaglio e i servizi, mentre è più modesta la correzione per la manifattura. Prosegue invece il miglioramento del morale nelle costruzioni che continua nel suo trend di rialzo toccando nuovi massimi dal 2007. Nel complesso però i risultati delle indagini ISTAT confermano il momento di debolezza in corso e non offrono particolari segnali d’inversione del trend. Nel 1° trimestre 2019 l’economia italiana dovrebbe tornare a esprimere tassi di crescita positivi ma, al momento, non sembrerebbero ancora sussistere i presupposti per una significativa riaccelerazione dell’attività nel 2° trimestre dell’anno.

Azionario
In un contesto di volumi contenuti, i principali indici statunitensi archiviano la seduta di ieri in moderato rialzo. Gli acquisti sul comparto industriale, supportati da indicazioni positive sul fronte delle trimestrali, hanno bilanciato l'ulteriore debolezza del settore farmaceutico. Inoltre, il dato superiore alle attese delle vendite al dettaglio di marzo ha aiutato a smorzare i timori sulla crescita economica, sostenendo ancora una volta il contesto di propensione al rischio. L'andamento di ieri è stato comunque caratterizzato da una generale cautela in vista del lungo weekend pasquale, con gli operatori che hanno voluto in molti casi chiudere le proprie posizioni. I principali indici si confermano su massimi di periodo e poco sotto i livelli assoluti. Il mercato statunitense e quelli europei rimarranno quindi chiusi nella giornata odierna.

Stamani, il Nikkei ha chiuso in moderato rialzo (+0,5%), nonostante un ripiegamento delle quotazioni rispetto ai guadagni di avvio seduta. I volumi sono stati inferiori alla media delle ultime sessioni, in un clima di cautela per via delle chiusure dei mercati internazionali nella giornata odierna per le festività pasquali. L’indice nipponico archivia così l’intera settimana con un guadagno dell’1,51% portando il saldo da inizio anno a +10,92%.

Titoli di Stato e tassi
La seduta di ieri sul mercato secondario dei titoli di Stato, dopo un avvio povero di spunti, ha preso decisamente un’impostazione positiva con gli acquisti che si sono concentrati prevalentemente sul segmento lungo ed extra-lungo della curva delle scadenze senza invece particolari distinzioni in termini geografici. In un mercato illiquido per via delle festività che vedono oggi la piazza dei governativi europea chiusa, il BTP a due anni si è fermato poco sotto lo 0,50% mentre il decennale ha chiuso sotto il 2,60%, in flessione di una manciata di punti base.

Obbligazioni Corporate/Bancarie
Quella di ieri è stata una seduta tranquilla, ma sempre positivamente intonata sul mercato corporate europeo che, malgrado l’avvicinarsi delle festività pasquali, ha registrato un ritorno totale di 0,3% sui titoli IG e di 0,05% sugli HY. Le obbligazioni con rating pari o superiore a BBB- hanno tratto supporto dalla dinamica positiva dei tassi core. Movimenti più modesti hanno interessato invece i titoli HY e gli indici derivati di CDS, con il Crossover che ha chiuso stabile in area 247pb, dopo essersi mosso per tutta la settimana in un canale molto ristretto tra 245-250pb, sempre in prossimità dei minimi dell’anno. Anche sul fronte del mercato primario l’attività è risultata ferma, dopo che nelle prime tre giornate della settimana i volumi erano stati abbastanza vivaci, soprattutto considerando il periodo pre-festivo. Al netto della limitata reattività degli ultimi giorni, il mercato della carta a spread sia in euro che in dollari, ha segnato da inizio aprile ritorni totali robusti, in particolare sugli HY (+1,1% sui bond in euro, +0,8% su quelli in dollari), confermando come gli investitori si muovano sempre alla ricerca di extra-rendimento.

Cambi
Sul fronte cambi (uno dei pochi comparti aperti) registriamo movimenti minimi visto il clima festivo sui mercati. Il cambio euro/dollaro quota sotto 1,1250 mentre la sterlina perde terreno deprezzandosi rispetto ai massimi di fine marzo contro euro, con il rischio Brexit che è di fatto spostato in avanti di altri 6 mesi. In vista del prossimo meeting della Banca del Giappone (BoJ), in calendario per il 25 aprile, la BoJ ha tagliato gli acquisti di bond della parte lunga della curva (160 miliardi di dollari rispetto ai 180 miliardi previsti), in particolare da 10 a 25 anni. Il piano di acquisto non subiva variazioni da oltre due mesi. Mossa che ha sorpreso gli operatori vista l'imminenza della riunione ma che risulta sensata se valutata nell'ottica delle lunghe vacanze relativa alla Golden Week, in Giappone, che terranno i mercati nipponici chiusi dal 29 aprile al 6 maggio (compreso).

Risorse di base
Il miglioramento dei dati macro provenienti dalla Cina e le speranze di una risoluzione dello scontro fra tra Washington e Pechino hanno sostenuto il petrolio nelle scorse settimane. Ai tagli produttivi si sono sommate le difficoltà di Venezuela e Iran, sotto sanzioni USA, e le difficoltà in Libia. Tutti fattori che hanno contratto l'offerta. Il focus è già però sul meeting OPEC (più la Russia) di giugno, viste le parole di Mosca circa un possibile allentamento dei tagli che hanno scosso il petrolio. Vedremo se le Commodity, già largamente positive da inizio anno (+19%) in scia al rincaro del petrolio (WTI +40,5%, Brent +33,5%), otterranno beneficio dal rasserenarsi della questione commerciale.

(Team Retail Research - Analisti Finanziari)

 

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Settimana dei Mercati

La settimana entrante

- Europa: le indagini di fiducia nazionali di aprile in Germania e Francia dovrebbero dare maggiori indicazioni sulla congiuntura. L’IFO tedesco è previsto sostanzialmente invariato con un modesto miglioramento per le aspettative a fronte di una stabilizzazione per quanto riguarda la valutazione della situazione corrente. Anche la fiducia delle aziende francesi è attesa invariata rispetto ad aprile. Potremmo inoltre assistere ad un modesto miglioramento della fiducia dei consumatori europei di aprile. Gli indicatori potrebbero iniziare ad evidenziare i primi segnali di stabilizzazione delle condizioni economiche dopo un 1° trimestre debole. Risultati societari: AstraZeneca; Barclays; Bayer; Daimler; Deutsche Bank; Iberdrola; Nokia; Novartis; Sanofi-Aventis; SAP; Total.

- Italia: non sono presenti dati economici rilevanti in calendario. Risultati societari: ENI; STMicroelectronics.

- USA: gli ordini di beni durevoli di marzo sono previsti in crescita rispetto al mese precedente spinti dalla componente aereonautica. Il dato su ordinativi e spedizioni di beni capitali dovrebbero fornire maggiori indicazioni circa le prospettive per gli investimenti nei prossimi mesi. Risultati societari: 3M; Amazon; AT&T; Boeing; Bristol-Myers Squibb; Caterpillar; Chevron; Coca-Cola; Colgate-Palmolive; eBay; Exxon Mobil; Ford Motor; Halliburton; Intel; Lockheed Martin; Microsoft; Procter & Gamble; Texas Instruments; United Technologies; Verizon.

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EUR/USD torna sotto 1,1250

Temi della giornata

- Macro: sorprendono al rialzo le vendite al dettaglio statunitensi di marzo.
- Azionario: andamento contrastato per i listini europei alla vigilia del lungo ponte pasquale.
- Titoli di stato: BTP positivi in un mercato illiquido.

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TRY: torna la volatilità sulla lira turca

  • Data pubblicazione 01.04.2019
  • Valute
La lira turca sta subendo un periodo di elevata volatilità, seppur con un deprezzamento da inizio anno che risulta piuttosto contenuto, in area -3% contro euro. Ad alimentare i più recenti saliscendi del cambio sono state le elezioni amministrative che si sono tenute domenica e che hanno testimoniato un indebolimento del partito di governo. Il tema resta quello della fiducia degli operatori internazionali, con la Turchia che resta comunque un paese in defict di partite correnti anche se molto ridotto rispetto alla scorsa estate. Ora si apre un lungo periodo senza elezioni che potrebbe favorire le riforme strutturali chieste al Governo per sostenere l’appetito per gli asset turchi.

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Dollaro debole dopo il messaggio accomodante della Fed

  • Data pubblicazione 21.03.2019
  • Valute
Le prospettive per la valuta statunitense e, nel complesso, per gli asset finanziari e per lo scenario macroeconomico statunitense, restano condizionate dall’evoluzione di alcuni rischi per lo scenario globale, come Brexit e le relazioni commerciali tra USA e Cina, ma hanno contestualmente trovato un driver importante nell’impostazione più espansiva delle previsioni espressa dalla riunione della Fed di marzo. La Banca centrale ha mostrato un atteggiamento decisamente preventivo trovandosi in una fase del ciclo monetario ben più avanti rispetto alla BCE, che ha anch’essa sorpreso i mercati in senso dovish a inizio marzo. Il quadro che ne emerge è di maggior allineamento fra le posizioni della Fed e di Trump, volte a non inasprire il costo del denaro, favorendo la crescita statunitense e impedendo un eccessivo apprezzamento del dollaro. Tali fattori si riflettono nelle nostre stime sul cambio euro/dollaro, atteso a 1,15 a 1 mese e a 3 mesi, a 1,16 a 6 mesi, 1,20 a 12 mesi e 1,25 a 24 mesi. Il consenso punta su un indebolimento del dollaro rispetto all’euro decisamente più robusto e soprattutto molto più ravvicinato nel tempo.

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RUB: preoccupano i dubbi sul futuro rialzo del petrolio

  • Data pubblicazione 19.03.2019
  • Valute
Alla luce dell’andamento positivo del petrolio, è lecito attendersi ancora un consolidamento forte del rublo nel breve periodo, in linea con la robustezza delle quotazioni petrolifere. Nel medio/lungo termine, invece, i dubbi sull’accordo fra Russia e Arabia Saudita circa il mantenimento dei tagli produttivi (e quindi sul rialzo del petrolio) si fanno più consistenti. Tale scenario influenza negativamente le previsioni del cambio EUR/RUB. Le stime sul tasso di cambio appaiono riviste al ribasso con il rublo atteso a 80,00 contro euro nel trimestre finale del 2019. Dopo una fase di consolidamento nella prima parte di quest’anno, infatti, le previsioni di medio-lungo periodo vedono l’EUR/RUB attestarsi poi a 83,50 a fine 2020. Il rublo resterà solo parzialmente legato alle tensioni politiche tra Russia e Stati Uniti e invece molto correlato alla dinamica del petrolio.

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Appuntamento con i Mercati - I mercati finanziari e l'incertezza politica nell'eurozona - VIDEO

Appuntamento con i Mercati - Mercato obbligazionario torna a scaldarsi: analisi e previsioni per il 2017 - VIDEO

BTP Italia: al via la decima emissione

A pochi giorni dalla scadenza del primo BTP Italia, emesso nel 2012, torna questa tipologia di titoli di Stato, indicizzati al tasso di inflazione nazionale. I primi tre giorni, da lunedì 17 a mercoledì 19 ottobre, saranno riservati ai risparmiatori individuali ed affini, mentre agli investitori istituzionali è riservata la mattinata del 20 ottobre.
Le principali caratteristiche di questi titoli sono: (1) la rivalutazione del capitale con cadenza semestrale; (2) l’indicizzazione all’inflazione italiana e non europea; (3) il collocamento tramite MOT; (4) la protezione dalla deflazione non solo per il capitale ma anche per la cedola e (5) il premio fedeltà per investitori retail che detengono il titolo fino alla scadenza. Resta immutata la novità introdotta nel collocamento di aprile 2014 dell’apertura agli investitori istituzionali, per i quali il collocamento avverrà nella mattina dell’ultimo giorno e potrebbe prevedere un riparto, nel caso in cui il totale degli ordini ricevuti risulti superiore all’offerta stabilita dal Tesoro. Al contrario, per la clientela dei piccoli risparmiatori e affini non sarà applicato alcun tetto massimo, ma i giorni di collocamento potranno essere ridotti a due in caso di chiusura anticipata, come in precedenza. Si conferma la durata di 8 anni, proposta per la prima volta nell’unica emissione del 2015, dai 6 anni dei due collocamenti del 2014.
Con riferimento allo scenario di evoluzione dei prezzi da oggi a ottobre 2024, l’inflazione media annua italiana dovrebbe essere intorno all’1,5%. La cedola reale minima garantita è stata fissata allo 0,35%; la cedola reale effettiva non potrà essere inferiore. Il rendimento nominale lordo, che si trova in prima approssimazione sommando il rendimento reale garantito all’inflazione di periodo attesa, potrebbe essere quindi in area 1,8%.
Considerando gli strumenti alternativi, nominali (BTP 4,5% marzo 2024) e reali (BTPei settembre 2024 indicizzato all’inflazione europea), la valutazione relativa al BTP Italia appare attraente, avendo un’inflazione di break-even (sopra la quale conviene detenere il BTP Italia rispetto agli altri strumenti) di poco superiore allo 0,6%, decisamente più bassa delle nostre previsioni per l’arco temporale di riferimento (8 anni) e leggermente inferiore a quella incorporata nel corrispondente titolo indicizzato all’inflazione europea (sempre in area 0,7%). Detto in altre parole, rispetto a un ipotetico rendimento nominale in area 1,8% (cedolare reale + inflazione attesa) del BTP Italia, il nominale di riferimento scambia oggi intorno all’1,11%. Considerando invece gli strumenti analoghi, ossia gli altri BTP Italia scambiati sul secondario, e ipotizzando una cedola pari alla cedola minima, il nuovo BTP Italia appare in linea con la precedente emissione di aprile 2016.

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OPEC: nessun accordo sul tetto alla produzione ma il petrolio tiene

La riunione dell’OPEC di giovedì 2 giugno si è conclusa senza alcun cambiamento nella politica produttiva. I ministri del petrolio dei Paesi membri del Cartello non hanno raggiunto alcun tipo di consenso sulla regolamentazione del prezzo e della fornitura di greggio, che resta intorno ai 32,5 milioni di barili al giorno: un risultato che ha innescato un calo molto contenuto delle quotazioni petrolifere, che rimangono in un trend positivo. La decisione di non fare nulla cade però in una fase di mercato che sembra comunque mantenere il tono positivo: WTI e Brent, scesi dell’80% fino al minimo a 12 anni segnato a gennaio, hanno recuperato molto nelle ultime settimane (+30% da inizio 2016). Gli operatori appaiono parzialmente rassicurati dall’impegno dell'Arabia Saudita a non inondare il mercato di nuova produzione, limitandosi a confermare l'attuale offerta.

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Fallisce il vertice di Doha, tutto rimandato a giugno

Il veto saudita e l’intransigenza iraniana hanno minato sul nascere qualsiasi accordo. L'Arabia Saudita ha mantenuto la propria posizione intransigente legando il buon esito dell’accordo alla partecipazione anche di Teheran. Lo scenario per il futuro appare incerto: l'assenza di un'intesa potrebbe far stornare ulteriormente i prezzi, azzerando tutto l’effetto positivo generato dall’attesa sul meeting Doha. La nostra sensazione è che per sbloccare questa situazione sia necessario che si formi una fronda di Paesi, anche d’influenza araba, che possa provare a contrastare, nell’OPEC, la scelta saudita, cercando poi all’esterno del Cartello ulteriori alleanze, in primis con la Russia, che possano imprimere un cambio di rotta sulla politica dei prezzi.

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Focus Settore Auto

  • Data pubblicazione 16.03.2016
  • Azioni
Il comparto resta attraente soprattutto sotto il profilo di probabili aggregazioni che darebbero luogo a sinergie di rilievo. Le attese di crescita del fatturato si presentano disomogenee per area geografica: attesi incrementi in Europa, mentre permangono le difficoltà per i paesi latino-americani e in particolare in Brasile, grande sbocco per alcuni importanti gruppi europei; in rallentamento anche il ritmo di crescita in Cina. Il comparto quota a P/E e multipli di Risultato Operativo a sconto rispetto alla media storica e al benchmark di riferimento, a fronte di crescite del Risultato Operativo a doppia cifra per l’anno in corso e in lieve rallentamento nel 2017, pur mantenendo una crescita importante e un PEG favorevole.

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Amazon

  • Data pubblicazione 30.12.2015
  • Azioni
Amazon rappresenta una delle aziende di maggiore qualità all’interno del settore Internet, con una costante capacità di innovazione e con prospettive di crescita in grado di consolidare e aumentare la propria quota nel mercato dell’e-commerce internazionale. Amazon ha registrato ancora una volta risultati societari superiori alle attese, con i dati del 3° trimestre che sono stati trainati dalle vendite registrate con la promozione “Prime” e dal deciso rialzo del segmento cloud; quest’ultima divisione presenta la più elevata marginalità rispetto al business tradizionale di e-commerce. In termini di P/E, Amazon quota a forte premio rispetto ai principali competitor per il biennio 2016-17, a fronte di stime di crescita degli utili da parte del consenso in deciso rialzo. Tra i rischi annoveriamo la quotazione a premio rispetto ai competitor, il contesto competitivo e la correlazione, seppur contenuta, con l’andamento dei mercati azionari in generale.

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Focus Aggiornamento Emittenti

KPN (S&P: BBB-/Stabile; Moody’s Baa3/Stabile; Fitch: BBB-/Positivo)

KPN è una società di telecomunicazioni olandese attiva con una posizione di leadership sul mercato domestico e in Germania attraverso la controllata Telefonica Deutschland. Il mercato olandese, per quanto modesto in termini dimensionali e fortemente competitivo, rappresenta un’area-chiave per il Gruppo che, nell’ultimo trimestre ha realizzato risultati nel complesso soddisfacenti e superiori alle attese. Nel corso del 2015 KPN ha provveduto ad effettuare alcune cessioni e ha promosso una politica finanziaria piuttosto favorevole agli azionisti. Dopo la diffusione dei dati del terzo trimestre, il management ha confermato il proprio outlook per il 2015 e ha ribadito la ferma volontà di mantenere un rating in area Investment Grade.

ORANGE (S&P: BBB+/Negativo; Moody’s: Baa1/Stabile; Fitch: BBB+/Stabile)

I primi nove mesi del 2015 hanno evidenziato un nuovo aumento delle utenze per il gruppo di telecomunicazioni (ex France Telecom) con un consolidamento delle quote sul mercato domestico e elevati tassi di crescita nei paesi emergenti. All’attento contenimento dei costi operativi il gruppo somma la scelta strategica di sostenere ingenti investimenti per lo sviluppo e il miglioramento delle proprie reti. Il terzo trimestre del 2015 ha visto una dinamica commerciale favorevole per il gruppo telefonico, grazie al consolidamento delle nuove controllate in Spagna e Marocco, mentre meno positiva è stata l’evoluzione dell’EBITDA rettificato. Pur operando mercati fortemente competitivi, , Orange ha confermato la guidance per i ricavi nel 2015 e mantiene una posizione finanziaria conservativa, tale da garantire al Gruppo un profilo di rating stabile.

 

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Parmalat

  • Data pubblicazione 12.11.2015
  • Azioni
Il gruppo Parmalat opera a livello internazionale nella produzione e distribuzione di alimenti, quali il latte e i suoi derivati e le bevande a base di frutta. La presenza geografica differenziata del Gruppo e la politica di acquisizioni intrapresa globalmente permettono di controbilanciare i trend di decrescita in alcune aree con la stabilità o la crescita in altri mercati. Tuttavia, l’ingresso in tempi ravvicinati in diverse realtà di paesi in cui l'economia locale è peggiorata in modo significativo sta penalizzando i risultati della società. Parmalat ha chiuso i primi 9 mesi 2015 con una flessione del 25,1% a/a dell’utile a 108,1 milioni di euro e con un fatturato in crescita del 19,5% a 4,74 mld di euro. Avviamo la copertura del titolo con un giudizio Neutrale.

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Focus Aggiornamento Emittenti

DEUTSCHE TELEKOM
Si comunica la chiusura della copertura di Deutsche Telekom. L’ultimo commento pubblicato sull’emittente è disponibile all’interno della pubblicazione Mensile Obbligazioni del 14.11.2014.

BARCLAYS
La banca inglese Barclays è uno tra i principali gruppi finanziari a livello mondiale, con una posizione competitiva forte sul mercato britannico ed una presenza geograficamente diversificata in 50 Paesi. Il gruppo, negli ultimi anni, ha avviato un importante processo di trasformazione per adeguarsi alla nuova legislazione (ring-fencing) che prevede la separazione delle attività di investment banking da quelle bancarie tradizionali.

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Testo modificato il: 11.04.2015