Studi e Ricerche

I presenti documenti sono redatti dall’Ufficio Retail Research della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e sono destinati agli investitori privati.

Attesa per le Banche centrali

Temi della giornata

- Macro: in calendario l’inflazione britannica di maggio, si concluderà in serata la riunione di politica monetaria della Fed.

- Azionario: Wall Street si approssima nuovamente ai massimi storici.

- Cambi: focus degli operatori sugli istituti centrali, inizia la Fed che in serata renderà nota la propria decisione sui tassi.

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Whatever it takes 2.0

Temi della giornata

- Macro: marcato calo per l’indice ZEW tedesco sulle aspettative, in flessione anche quello relativo alla situazione corrente.

- Azionario: listini europei su nuovi massimi degli ultimi mesi.

- Risorse di base: in recupero in apertura di Wall Street mentre sale la tensione in Medioriente ed il petrolio torna positivo.

Focus BCE: whatever it takes 2.0

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Italia: procedura d’infrazione, tempistiche e punti critici

Le prossime settimane saranno decisive per l’eventuale procedura d’infrazione per debito eccessivo (EDP) nei confronti dell’Italia, che i mercati sembrano affrontare, al momento, con una discreta fiducia. A inizio giugno la Commissione Europea ha fatto il primo passo rilevando nel proprio rapporto per i singoli paesi che il criterio del debito non è rispettato nel 2018, 2019 e 2020. La Commissione ha evidenziato un’aggravante nella dinamica attesa per il saldo strutturale (ossia il saldo al netto della componente ciclica e degli effetti delle misure una tantum), destinato ad allontanarsi dall’obiettivo di medio termine, non emergendo alcuna evidenza che la deviazione dipenda dagli investimenti pubblici, che invece calano. A supporto dell’apertura della procedura è arrivata la scorsa ottava anche l’opinione del Comitato tecnico che prepara le riunioni Ecofin.

I prossimi passi saranno: (a) il recepimento del rapporto della Commissione da parte del Consiglio Europeo, questa settimana; (b) la possibile formulazione di una raccomandazione di avviare l’EDP da parte della Commissione, forse il 26 giugno; (c) la decisione del Consiglio di avviare o meno la EDP, probabilmente il 9 luglio. Il processo si potrebbe interrompere prima se Commissione e Governo italiano raggiungessero un’intesa per misure che affrontino il problema della dinamica del debito, come avvenne nel 2018. In questo senso l’esecutivo domestico dovrebbe mandare una lettera con le motivazioni del mancato raggiungimento dei target e le azioni che intende compiere prima della imminente riunione del Consiglio Europeo.

Il nodo cruciale non riguarda i conti 2019 ma il forte aumento del deficit e del debito che rischia di prodursi nel 2020. Per l’anno in corso, come sottolineato anche il Ministro dell’Economia, l’andamento delle entrate sembra risentire positivamente dell’introduzione della fatturazione elettronica (il gettito IVA è salito del 4,7% a/a nel primo trimestre 2019) e dei condoni fiscali (che avrebbero riscosso un buon successo). Sulla base di queste considerazioni il Tesoro ipotizza un deficit pari al 2,1-2,2% del PIL quest’anno, malgrado il rallentamento della crescita fino allo stallo: una parte di tale miglioramento potrebbe essere strutturale. Il Ministro dell’Economia perciò potrebbe avere un buon supporto fattuale nel contestare alla UE l’esigenza di manovre correttive sui conti 2019. Il vero nodo, che emerge dalle proiezioni non solo effettuate dalle istituzioni europee ma anche dall’esecutivo stesso, è il forte aumento del deficit e del debito che rischia di prodursi nel 2020. Se si esclude l’aumento dell’IVA, come richiesto da una mozione parlamentare e da entrambi i partiti che sostengono il Governo, il deficit 2020 potrebbe arrivare al 3,5% del PIL anche senza aggiungere altre misure sostenute dall’esecutivo (come la flat tax). Secondo la Commissione Europea, il saldo strutturale peggiorerebbe quindi di 1,2% mentre le regole fiscali europee porterebbero a raccomandare una correzione strutturale di 0,6%. Restando quindi alle valutazioni strettamente numeriche, si potrebbe partire con una distanza da colmare pari a ben l’1,8% del PIL, cioè oltre 30 miliardi di euro, con, d’altra parte, un contributo, seppur modesto, che potrebbe venire da un miglioramento strutturale nella riscossione dell’IVA.

La trattativa, partendo da queste considerazioni quantitative, sarà condotta su più livelli. Le dinamiche politiche, anche per come è strutturata la stessa procedura d’infrazione in termini di passaggi successivi, saranno cruciali in un contesto in cui la dialettica tra Roma e Bruxelles si intreccia con la formazione dei nuovi organi comunitari.

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Settimana dei Mercati

La settimana entrante

- Europa: gli indici PMI di giugno potrebbero iniziare ad evidenziare qualche segnale di miglioramento, con un modesto avanzamento per quello relativo al settore Manifatturiero, che dovrebbe però mantenersi in un territorio coerente con una contrazione dell’attività, a fronte di una sostanziale stabilità nei servizi. In Germania l’indice ZEW di fiducia degli analisti potrebbe evidenziare un deterioramento del morale sia per quanto riguarda la situazione corrente che per le aspettative. La fiducia dei consumatori di giugno relativa al complesso dell’Eurozona dovrebbe restare stabile intorno ai livelli di maggio.

- Italia: non sono presenti dati economici rilevanti in calendario.

- USA: gli indici manifatturieri di giugno, sia l’Empire Manufacturing sia quello della Fed di Philadelphia, sono previsti in calo rispetto alle letture di maggio, frenati dall’incertezza relativa alle tensioni commerciali. Risultati societari: Oracle.

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Crescita robusta, dollaro forte e tassi compressi

  • Data pubblicazione 21.05.2019
  • Valute
Lo scenario macroeconomico statunitense resta di supporto alle asset class del paese, con la crescita che dovrebbe rimanere robusta a fronte di un passaggio del testimone sulle componenti della domanda più trainati, ovvero dall’export netto a consumi e investimenti, e l’inflazione sotto controllo nelle componenti più strutturali. I rendimenti di mercato incorporano un quadro più pessimista di quello che sembrano delineare i dati e, a meno di shock esogeni (come un inasprimento della guerra dei dazi), potrebbero subire pressioni al rialzo nei prossimi mesi. Tali fattori si riflettono nelle nostre stime sul cambio euro/dollaro visto a: 1,12 a 1 mese; 1,12 a 3 mesi; 1,14 a 6 mesi; 1,17 a 12 mesi e 1,22 a 24 mesi. Il consenso punta su un indebolimento del dollaro, nel medio-lungo termine, marginalmente più robusto rispetto alle nostre stime.

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Buona tenuta degli emergenti tra le incertezze

  • Data pubblicazione 21.05.2019
  • Valute
La fase di attesa di Fed e BCE, dopo aver assunto a inizio anno una posizione più espansiva delle attese, lascia spazio a un maggior margine di manovra per la gestione della politica monetaria emergente dando supporto al debito in valuta locale e, per i paesi con fondamentali robusti, alla valuta stessa. Un tema chiave sarà l’evoluzione delle tensioni commerciali.

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TRY: torna la volatilità sulla lira turca

  • Data pubblicazione 01.04.2019
  • Valute
La lira turca sta subendo un periodo di elevata volatilità, seppur con un deprezzamento da inizio anno che risulta piuttosto contenuto, in area -3% contro euro. Ad alimentare i più recenti saliscendi del cambio sono state le elezioni amministrative che si sono tenute domenica e che hanno testimoniato un indebolimento del partito di governo. Il tema resta quello della fiducia degli operatori internazionali, con la Turchia che resta comunque un paese in defict di partite correnti anche se molto ridotto rispetto alla scorsa estate. Ora si apre un lungo periodo senza elezioni che potrebbe favorire le riforme strutturali chieste al Governo per sostenere l’appetito per gli asset turchi.

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Appuntamento con i Mercati - I mercati finanziari e l'incertezza politica nell'eurozona - VIDEO

Appuntamento con i Mercati - Mercato obbligazionario torna a scaldarsi: analisi e previsioni per il 2017 - VIDEO

BTP Italia: al via la decima emissione

A pochi giorni dalla scadenza del primo BTP Italia, emesso nel 2012, torna questa tipologia di titoli di Stato, indicizzati al tasso di inflazione nazionale. I primi tre giorni, da lunedì 17 a mercoledì 19 ottobre, saranno riservati ai risparmiatori individuali ed affini, mentre agli investitori istituzionali è riservata la mattinata del 20 ottobre.
Le principali caratteristiche di questi titoli sono: (1) la rivalutazione del capitale con cadenza semestrale; (2) l’indicizzazione all’inflazione italiana e non europea; (3) il collocamento tramite MOT; (4) la protezione dalla deflazione non solo per il capitale ma anche per la cedola e (5) il premio fedeltà per investitori retail che detengono il titolo fino alla scadenza. Resta immutata la novità introdotta nel collocamento di aprile 2014 dell’apertura agli investitori istituzionali, per i quali il collocamento avverrà nella mattina dell’ultimo giorno e potrebbe prevedere un riparto, nel caso in cui il totale degli ordini ricevuti risulti superiore all’offerta stabilita dal Tesoro. Al contrario, per la clientela dei piccoli risparmiatori e affini non sarà applicato alcun tetto massimo, ma i giorni di collocamento potranno essere ridotti a due in caso di chiusura anticipata, come in precedenza. Si conferma la durata di 8 anni, proposta per la prima volta nell’unica emissione del 2015, dai 6 anni dei due collocamenti del 2014.
Con riferimento allo scenario di evoluzione dei prezzi da oggi a ottobre 2024, l’inflazione media annua italiana dovrebbe essere intorno all’1,5%. La cedola reale minima garantita è stata fissata allo 0,35%; la cedola reale effettiva non potrà essere inferiore. Il rendimento nominale lordo, che si trova in prima approssimazione sommando il rendimento reale garantito all’inflazione di periodo attesa, potrebbe essere quindi in area 1,8%.
Considerando gli strumenti alternativi, nominali (BTP 4,5% marzo 2024) e reali (BTPei settembre 2024 indicizzato all’inflazione europea), la valutazione relativa al BTP Italia appare attraente, avendo un’inflazione di break-even (sopra la quale conviene detenere il BTP Italia rispetto agli altri strumenti) di poco superiore allo 0,6%, decisamente più bassa delle nostre previsioni per l’arco temporale di riferimento (8 anni) e leggermente inferiore a quella incorporata nel corrispondente titolo indicizzato all’inflazione europea (sempre in area 0,7%). Detto in altre parole, rispetto a un ipotetico rendimento nominale in area 1,8% (cedolare reale + inflazione attesa) del BTP Italia, il nominale di riferimento scambia oggi intorno all’1,11%. Considerando invece gli strumenti analoghi, ossia gli altri BTP Italia scambiati sul secondario, e ipotizzando una cedola pari alla cedola minima, il nuovo BTP Italia appare in linea con la precedente emissione di aprile 2016.

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OPEC: nessun accordo sul tetto alla produzione ma il petrolio tiene

La riunione dell’OPEC di giovedì 2 giugno si è conclusa senza alcun cambiamento nella politica produttiva. I ministri del petrolio dei Paesi membri del Cartello non hanno raggiunto alcun tipo di consenso sulla regolamentazione del prezzo e della fornitura di greggio, che resta intorno ai 32,5 milioni di barili al giorno: un risultato che ha innescato un calo molto contenuto delle quotazioni petrolifere, che rimangono in un trend positivo. La decisione di non fare nulla cade però in una fase di mercato che sembra comunque mantenere il tono positivo: WTI e Brent, scesi dell’80% fino al minimo a 12 anni segnato a gennaio, hanno recuperato molto nelle ultime settimane (+30% da inizio 2016). Gli operatori appaiono parzialmente rassicurati dall’impegno dell'Arabia Saudita a non inondare il mercato di nuova produzione, limitandosi a confermare l'attuale offerta.

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Fallisce il vertice di Doha, tutto rimandato a giugno

Il veto saudita e l’intransigenza iraniana hanno minato sul nascere qualsiasi accordo. L'Arabia Saudita ha mantenuto la propria posizione intransigente legando il buon esito dell’accordo alla partecipazione anche di Teheran. Lo scenario per il futuro appare incerto: l'assenza di un'intesa potrebbe far stornare ulteriormente i prezzi, azzerando tutto l’effetto positivo generato dall’attesa sul meeting Doha. La nostra sensazione è che per sbloccare questa situazione sia necessario che si formi una fronda di Paesi, anche d’influenza araba, che possa provare a contrastare, nell’OPEC, la scelta saudita, cercando poi all’esterno del Cartello ulteriori alleanze, in primis con la Russia, che possano imprimere un cambio di rotta sulla politica dei prezzi.

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Focus Settore Auto

  • Data pubblicazione 16.03.2016
  • Azioni
Il comparto resta attraente soprattutto sotto il profilo di probabili aggregazioni che darebbero luogo a sinergie di rilievo. Le attese di crescita del fatturato si presentano disomogenee per area geografica: attesi incrementi in Europa, mentre permangono le difficoltà per i paesi latino-americani e in particolare in Brasile, grande sbocco per alcuni importanti gruppi europei; in rallentamento anche il ritmo di crescita in Cina. Il comparto quota a P/E e multipli di Risultato Operativo a sconto rispetto alla media storica e al benchmark di riferimento, a fronte di crescite del Risultato Operativo a doppia cifra per l’anno in corso e in lieve rallentamento nel 2017, pur mantenendo una crescita importante e un PEG favorevole.

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Amazon

  • Data pubblicazione 30.12.2015
  • Azioni
Amazon rappresenta una delle aziende di maggiore qualità all’interno del settore Internet, con una costante capacità di innovazione e con prospettive di crescita in grado di consolidare e aumentare la propria quota nel mercato dell’e-commerce internazionale. Amazon ha registrato ancora una volta risultati societari superiori alle attese, con i dati del 3° trimestre che sono stati trainati dalle vendite registrate con la promozione “Prime” e dal deciso rialzo del segmento cloud; quest’ultima divisione presenta la più elevata marginalità rispetto al business tradizionale di e-commerce. In termini di P/E, Amazon quota a forte premio rispetto ai principali competitor per il biennio 2016-17, a fronte di stime di crescita degli utili da parte del consenso in deciso rialzo. Tra i rischi annoveriamo la quotazione a premio rispetto ai competitor, il contesto competitivo e la correlazione, seppur contenuta, con l’andamento dei mercati azionari in generale.

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Focus Aggiornamento Emittenti

KPN (S&P: BBB-/Stabile; Moody’s Baa3/Stabile; Fitch: BBB-/Positivo)

KPN è una società di telecomunicazioni olandese attiva con una posizione di leadership sul mercato domestico e in Germania attraverso la controllata Telefonica Deutschland. Il mercato olandese, per quanto modesto in termini dimensionali e fortemente competitivo, rappresenta un’area-chiave per il Gruppo che, nell’ultimo trimestre ha realizzato risultati nel complesso soddisfacenti e superiori alle attese. Nel corso del 2015 KPN ha provveduto ad effettuare alcune cessioni e ha promosso una politica finanziaria piuttosto favorevole agli azionisti. Dopo la diffusione dei dati del terzo trimestre, il management ha confermato il proprio outlook per il 2015 e ha ribadito la ferma volontà di mantenere un rating in area Investment Grade.

ORANGE (S&P: BBB+/Negativo; Moody’s: Baa1/Stabile; Fitch: BBB+/Stabile)

I primi nove mesi del 2015 hanno evidenziato un nuovo aumento delle utenze per il gruppo di telecomunicazioni (ex France Telecom) con un consolidamento delle quote sul mercato domestico e elevati tassi di crescita nei paesi emergenti. All’attento contenimento dei costi operativi il gruppo somma la scelta strategica di sostenere ingenti investimenti per lo sviluppo e il miglioramento delle proprie reti. Il terzo trimestre del 2015 ha visto una dinamica commerciale favorevole per il gruppo telefonico, grazie al consolidamento delle nuove controllate in Spagna e Marocco, mentre meno positiva è stata l’evoluzione dell’EBITDA rettificato. Pur operando mercati fortemente competitivi, , Orange ha confermato la guidance per i ricavi nel 2015 e mantiene una posizione finanziaria conservativa, tale da garantire al Gruppo un profilo di rating stabile.

 

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Parmalat

  • Data pubblicazione 12.11.2015
  • Azioni
Il gruppo Parmalat opera a livello internazionale nella produzione e distribuzione di alimenti, quali il latte e i suoi derivati e le bevande a base di frutta. La presenza geografica differenziata del Gruppo e la politica di acquisizioni intrapresa globalmente permettono di controbilanciare i trend di decrescita in alcune aree con la stabilità o la crescita in altri mercati. Tuttavia, l’ingresso in tempi ravvicinati in diverse realtà di paesi in cui l'economia locale è peggiorata in modo significativo sta penalizzando i risultati della società. Parmalat ha chiuso i primi 9 mesi 2015 con una flessione del 25,1% a/a dell’utile a 108,1 milioni di euro e con un fatturato in crescita del 19,5% a 4,74 mld di euro. Avviamo la copertura del titolo con un giudizio Neutrale.

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Focus Aggiornamento Emittenti

DEUTSCHE TELEKOM
Si comunica la chiusura della copertura di Deutsche Telekom. L’ultimo commento pubblicato sull’emittente è disponibile all’interno della pubblicazione Mensile Obbligazioni del 14.11.2014.

BARCLAYS
La banca inglese Barclays è uno tra i principali gruppi finanziari a livello mondiale, con una posizione competitiva forte sul mercato britannico ed una presenza geograficamente diversificata in 50 Paesi. Il gruppo, negli ultimi anni, ha avviato un importante processo di trasformazione per adeguarsi alla nuova legislazione (ring-fencing) che prevede la separazione delle attività di investment banking da quelle bancarie tradizionali.

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Testo modificato il: 11.04.2015