Studi e Ricerche

I presenti documenti sono redatti dall’Ufficio Retail Research della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e sono destinati agli investitori privati.

USD: consolida dopo la Fed, viste le tensioni commerciali

  • Data pubblicazione 16.07.2018
  • Valute
Gli investitori restano incerti sul fronte delle tensioni commerciali, mostrandosi diffidenti rispetto all'impostazione che la Casa Bianca vorrà dare ai rapporti con la Cina. Da Washington continuano infatti ad arrivare indicazioni contrastanti sulle future mosse dell’Amministrazione, quadro che rende volatile il dollaro ma che non sembra indebolirlo oltre misura. Questo scenario ci spinge a indicare una marginale debolezza della valuta almeno nel breve/medio periodo e ad esprimere previsioni sul cambio EUR/USD a: 1,18 e 1,16 rispettivamente a 1-3 mesi. Nel medio termine prevediamo un ritorno della forza del dollaro a 1,15 a 6 mesi che andrà poi mitigandosi nel lungo termine: 1,18 a 12 mesi e 1,24 a 24 mesi.

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RUB: prosegue il consolidamento grazie alla crescita

  • Data pubblicazione 29.06.2018
  • Valute
La crescita del PIL, guidata dal settore dell’energia, unita al miglioramento del mercato del lavoro e della produzione industriale, completa il quadro di forza che può ancora sostenere la valuta. Questo quadro si riflette nelle previsioni, che indicano un consolidamento del rublo contro euro sopra area 73 negli ultimi due trimestri del 2018 e nel 1° del 2019. Le previsioni di lungo sono: 79,20 a fine 2019 e 75,70 a fine 2020, quando sarà più incerto il quadro sul petrolio.

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Timida reazione dei listini europei

Temi della giornata
- Macro: il FMI rivede al ribasso le stime di crescita, soprattutto per l’Europa.
- Azionario: proseguono le indicazioni positive dalle trimestrali USA.
- Titoli di Stato: partenza priva di direzione, occhi puntati sulla testimonianza di Powell al congresso USA.

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Cautela in attesa di Powell

Temi della giornata

- Azionario: listini europei volatili, con un tono di fondo moderatamente negativo.
- Titoli di Stato: robusta performance del debito italiano, spread ai minimi da un mese.
- Risorse di base: quotazioni del greggio in consolidamento dopo che alcune interruzioni dal lato dell’offerta hanno bilanciato l'aumento produttivo di OPEC e Russia.

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Settimana dei Mercati

Europa: mercoledì verrà rilasciata la stima finale per i prezzi al consumo di giugno in area euro. La seconda lettura dovrebbe confermare un aumento dell’indice al 2% a/a da 1,9% di maggio, dovuto in larga misura al rialzo del prezzo del petrolio negli ultimi mesi. Il livello dei prezzi è destinato a mantenersi intorno al 2% in eurozona, sostenuta dall’effetto sull’anno della componente energetica. Dal prossimo anno l’indice core dovrebbe muoversi gradualmente verso il target della BCE. Risultati societari: ASML Holding, Novartis, Nordea Bank, SAP, Unilever.

Italia: la stima finale dell’inflazione armonizzata di giugno dovrebbe confermare la salita a 1,5% da 1% del mese precedente. Le pressioni al rialzo dovrebbero provenire dai trasporti, mentre le comunicazioni potrebbero fungere da freno. L’indice dei prezzi al consumo potrebbe toccare il 2% entro la fine dell’anno per poi rallentare nel 2019.

USA: il focus sarà sull’audizione del governatore della Fed Jerome Powell davanti al Congresso per la presentazione del Monetary Report che potrebbe segnalare eventuali preoccupazioni relative ai potenziali effetti di una guerra commerciale. Sul fronte dei dati economici le vendite al dettaglio sono previste in moderato rialzo a 0,5% m/m da 0,8% mentre la produzione industriale dovrebbe recuperare a 0,5% m/m dal calo di -0,1% di maggio. Risultati societari: Bank of America, Goldman Sachs, Johnson & Johnson, Alcoa, American Express, Ebay, IBM, Morgan Stanley, Microsoft, Philip Morris International, General Electric, Honeywell International.

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Prosegue il tono debole sui mercati

Temi della giornata

- Macro: vendite al dettaglio negli USA salgono di 0,5% m/m in linea con le aspettative.
- Azionario: avvio di settimana cauto per i listini europei.
- Risorse di base: nonostante il lieve allentamento delle tensioni commerciali tra USA e Cina, il debole PIL cinese del 2° trimestre penalizza le Commodity.

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TRY – La vittoria di Erdogan non interrompe la debolezza della lira

  • Data pubblicazione 26.06.2018
  • Valute
Qualora Erdogan usasse la sua consolidata posizione per allentare le politiche fiscali e monetaria mettendo in dubbio, in particolare, l’indipendenza della Banca centrale al fine di rilanciare ulteriormente l’economia, non sarebbe da escludere un ulteriore indebolimento della lira turca. Se invece la Banca centrale fosse concentrata a difendere la valuta, ormai oggettivamente troppo sotto pressione sui mercati finanziari, sarebbe probabile un recupero anche grazie a un contesto economico in ripresa. Il consenso stima un possibile rialzo della lira turca nel breve periodo, col cambio EUR/TRY a 5,31 nel 3° trimestre 2018, per poi indebolirsi ulteriormente a 5,52 e 5,61 rispettivamente nel 4° trimestre 2018 e nel 1° trimestre 2019.

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Appuntamento con i Mercati - I mercati finanziari e l'incertezza politica nell'eurozona - VIDEO

Appuntamento con i Mercati - Mercato obbligazionario torna a scaldarsi: analisi e previsioni per il 2017 - VIDEO

BTP Italia: al via la decima emissione

A pochi giorni dalla scadenza del primo BTP Italia, emesso nel 2012, torna questa tipologia di titoli di Stato, indicizzati al tasso di inflazione nazionale. I primi tre giorni, da lunedì 17 a mercoledì 19 ottobre, saranno riservati ai risparmiatori individuali ed affini, mentre agli investitori istituzionali è riservata la mattinata del 20 ottobre.
Le principali caratteristiche di questi titoli sono: (1) la rivalutazione del capitale con cadenza semestrale; (2) l’indicizzazione all’inflazione italiana e non europea; (3) il collocamento tramite MOT; (4) la protezione dalla deflazione non solo per il capitale ma anche per la cedola e (5) il premio fedeltà per investitori retail che detengono il titolo fino alla scadenza. Resta immutata la novità introdotta nel collocamento di aprile 2014 dell’apertura agli investitori istituzionali, per i quali il collocamento avverrà nella mattina dell’ultimo giorno e potrebbe prevedere un riparto, nel caso in cui il totale degli ordini ricevuti risulti superiore all’offerta stabilita dal Tesoro. Al contrario, per la clientela dei piccoli risparmiatori e affini non sarà applicato alcun tetto massimo, ma i giorni di collocamento potranno essere ridotti a due in caso di chiusura anticipata, come in precedenza. Si conferma la durata di 8 anni, proposta per la prima volta nell’unica emissione del 2015, dai 6 anni dei due collocamenti del 2014.
Con riferimento allo scenario di evoluzione dei prezzi da oggi a ottobre 2024, l’inflazione media annua italiana dovrebbe essere intorno all’1,5%. La cedola reale minima garantita è stata fissata allo 0,35%; la cedola reale effettiva non potrà essere inferiore. Il rendimento nominale lordo, che si trova in prima approssimazione sommando il rendimento reale garantito all’inflazione di periodo attesa, potrebbe essere quindi in area 1,8%.
Considerando gli strumenti alternativi, nominali (BTP 4,5% marzo 2024) e reali (BTPei settembre 2024 indicizzato all’inflazione europea), la valutazione relativa al BTP Italia appare attraente, avendo un’inflazione di break-even (sopra la quale conviene detenere il BTP Italia rispetto agli altri strumenti) di poco superiore allo 0,6%, decisamente più bassa delle nostre previsioni per l’arco temporale di riferimento (8 anni) e leggermente inferiore a quella incorporata nel corrispondente titolo indicizzato all’inflazione europea (sempre in area 0,7%). Detto in altre parole, rispetto a un ipotetico rendimento nominale in area 1,8% (cedolare reale + inflazione attesa) del BTP Italia, il nominale di riferimento scambia oggi intorno all’1,11%. Considerando invece gli strumenti analoghi, ossia gli altri BTP Italia scambiati sul secondario, e ipotizzando una cedola pari alla cedola minima, il nuovo BTP Italia appare in linea con la precedente emissione di aprile 2016.

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OPEC: nessun accordo sul tetto alla produzione ma il petrolio tiene

La riunione dell’OPEC di giovedì 2 giugno si è conclusa senza alcun cambiamento nella politica produttiva. I ministri del petrolio dei Paesi membri del Cartello non hanno raggiunto alcun tipo di consenso sulla regolamentazione del prezzo e della fornitura di greggio, che resta intorno ai 32,5 milioni di barili al giorno: un risultato che ha innescato un calo molto contenuto delle quotazioni petrolifere, che rimangono in un trend positivo. La decisione di non fare nulla cade però in una fase di mercato che sembra comunque mantenere il tono positivo: WTI e Brent, scesi dell’80% fino al minimo a 12 anni segnato a gennaio, hanno recuperato molto nelle ultime settimane (+30% da inizio 2016). Gli operatori appaiono parzialmente rassicurati dall’impegno dell'Arabia Saudita a non inondare il mercato di nuova produzione, limitandosi a confermare l'attuale offerta.

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Fallisce il vertice di Doha, tutto rimandato a giugno

Il veto saudita e l’intransigenza iraniana hanno minato sul nascere qualsiasi accordo. L'Arabia Saudita ha mantenuto la propria posizione intransigente legando il buon esito dell’accordo alla partecipazione anche di Teheran. Lo scenario per il futuro appare incerto: l'assenza di un'intesa potrebbe far stornare ulteriormente i prezzi, azzerando tutto l’effetto positivo generato dall’attesa sul meeting Doha. La nostra sensazione è che per sbloccare questa situazione sia necessario che si formi una fronda di Paesi, anche d’influenza araba, che possa provare a contrastare, nell’OPEC, la scelta saudita, cercando poi all’esterno del Cartello ulteriori alleanze, in primis con la Russia, che possano imprimere un cambio di rotta sulla politica dei prezzi.

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Focus Settore Auto

  • Data pubblicazione 16.03.2016
  • Azioni
Il comparto resta attraente soprattutto sotto il profilo di probabili aggregazioni che darebbero luogo a sinergie di rilievo. Le attese di crescita del fatturato si presentano disomogenee per area geografica: attesi incrementi in Europa, mentre permangono le difficoltà per i paesi latino-americani e in particolare in Brasile, grande sbocco per alcuni importanti gruppi europei; in rallentamento anche il ritmo di crescita in Cina. Il comparto quota a P/E e multipli di Risultato Operativo a sconto rispetto alla media storica e al benchmark di riferimento, a fronte di crescite del Risultato Operativo a doppia cifra per l’anno in corso e in lieve rallentamento nel 2017, pur mantenendo una crescita importante e un PEG favorevole.

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Petrolio volatile: reggerà l’accordo fra i produttori?

Energia: Outlook Neutrale nel breve, Moderatamente Positivo nel medio-lungo. WTI e Brent hanno recuperato qualche posizione tornando, entrambi, sopra i 30 dollari al barile e sanando parte del ribasso da inizio anno, ora contenuto a circa il -13%. Tuttavia, l’Outlook sull'Energia resta immutato: sarà massima la prudenza nel breve, visti il mancato accordo fra i maggiori produttori per contenere l’output e il ritorno del petrolio iraniano. L'eccesso produttivo non verrà dunque scalfito. Come solo fattore positivo dello scenario, registriamo un’ennesima contrazione di esplorazioni e trivelle sul suolo USA, che conferma come dal lato shale oil l’impatto delle basse quotazioni petrolifere sia reale. Sul lungo periodo, confermiamo che molti progetti estrattivi sono stati interrotti o, quantomeno, sospesi; tutti fattori che, sommati assieme, rafforzano l’approccio Moderatamente Positivo.

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Amazon

  • Data pubblicazione 30.12.2015
  • Azioni
Amazon rappresenta una delle aziende di maggiore qualità all’interno del settore Internet, con una costante capacità di innovazione e con prospettive di crescita in grado di consolidare e aumentare la propria quota nel mercato dell’e-commerce internazionale. Amazon ha registrato ancora una volta risultati societari superiori alle attese, con i dati del 3° trimestre che sono stati trainati dalle vendite registrate con la promozione “Prime” e dal deciso rialzo del segmento cloud; quest’ultima divisione presenta la più elevata marginalità rispetto al business tradizionale di e-commerce. In termini di P/E, Amazon quota a forte premio rispetto ai principali competitor per il biennio 2016-17, a fronte di stime di crescita degli utili da parte del consenso in deciso rialzo. Tra i rischi annoveriamo la quotazione a premio rispetto ai competitor, il contesto competitivo e la correlazione, seppur contenuta, con l’andamento dei mercati azionari in generale.

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Focus Aggiornamento Emittenti

KPN (S&P: BBB-/Stabile; Moody’s Baa3/Stabile; Fitch: BBB-/Positivo)

KPN è una società di telecomunicazioni olandese attiva con una posizione di leadership sul mercato domestico e in Germania attraverso la controllata Telefonica Deutschland. Il mercato olandese, per quanto modesto in termini dimensionali e fortemente competitivo, rappresenta un’area-chiave per il Gruppo che, nell’ultimo trimestre ha realizzato risultati nel complesso soddisfacenti e superiori alle attese. Nel corso del 2015 KPN ha provveduto ad effettuare alcune cessioni e ha promosso una politica finanziaria piuttosto favorevole agli azionisti. Dopo la diffusione dei dati del terzo trimestre, il management ha confermato il proprio outlook per il 2015 e ha ribadito la ferma volontà di mantenere un rating in area Investment Grade.

ORANGE (S&P: BBB+/Negativo; Moody’s: Baa1/Stabile; Fitch: BBB+/Stabile)

I primi nove mesi del 2015 hanno evidenziato un nuovo aumento delle utenze per il gruppo di telecomunicazioni (ex France Telecom) con un consolidamento delle quote sul mercato domestico e elevati tassi di crescita nei paesi emergenti. All’attento contenimento dei costi operativi il gruppo somma la scelta strategica di sostenere ingenti investimenti per lo sviluppo e il miglioramento delle proprie reti. Il terzo trimestre del 2015 ha visto una dinamica commerciale favorevole per il gruppo telefonico, grazie al consolidamento delle nuove controllate in Spagna e Marocco, mentre meno positiva è stata l’evoluzione dell’EBITDA rettificato. Pur operando mercati fortemente competitivi, , Orange ha confermato la guidance per i ricavi nel 2015 e mantiene una posizione finanziaria conservativa, tale da garantire al Gruppo un profilo di rating stabile.

 

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Parmalat

  • Data pubblicazione 12.11.2015
  • Azioni
Il gruppo Parmalat opera a livello internazionale nella produzione e distribuzione di alimenti, quali il latte e i suoi derivati e le bevande a base di frutta. La presenza geografica differenziata del Gruppo e la politica di acquisizioni intrapresa globalmente permettono di controbilanciare i trend di decrescita in alcune aree con la stabilità o la crescita in altri mercati. Tuttavia, l’ingresso in tempi ravvicinati in diverse realtà di paesi in cui l'economia locale è peggiorata in modo significativo sta penalizzando i risultati della società. Parmalat ha chiuso i primi 9 mesi 2015 con una flessione del 25,1% a/a dell’utile a 108,1 milioni di euro e con un fatturato in crescita del 19,5% a 4,74 mld di euro. Avviamo la copertura del titolo con un giudizio Neutrale.

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Focus Aggiornamento Emittenti

DEUTSCHE TELEKOM
Si comunica la chiusura della copertura di Deutsche Telekom. L’ultimo commento pubblicato sull’emittente è disponibile all’interno della pubblicazione Mensile Obbligazioni del 14.11.2014.

BARCLAYS
La banca inglese Barclays è uno tra i principali gruppi finanziari a livello mondiale, con una posizione competitiva forte sul mercato britannico ed una presenza geograficamente diversificata in 50 Paesi. Il gruppo, negli ultimi anni, ha avviato un importante processo di trasformazione per adeguarsi alla nuova legislazione (ring-fencing) che prevede la separazione delle attività di investment banking da quelle bancarie tradizionali.

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Testo modificato il: 11.04.2015