Studi e Ricerche

I presenti documenti sono redatti dall’Ufficio Retail Research della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e sono destinati agli investitori privati.

Proseguono le vendite sui listini

Temi della giornata

- Macro: cala l’IFO tedesco a gennaio ma emergono segnali incoraggianti per il manifatturiero.
- Azionario: sui listini torna l’avversione al rischio sull’emergenza cinese.
- Titoli di Stato: forti acquisti sul BTP, il decennale torna vicino all’1%.

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Settimana dei Mercati

La settimana entrante

Europa: le stime preliminari del PIL relative al 4° trimestre dovrebbero evidenziare una crescita stabile nel complesso dell’area euro e in modesto rallentamento in Francia. Le rilevazioni sui prezzi di gennaio potrebbero riportare un ulteriore rialzo dell’inflazione in Eurozona, Germania e Francia. Risultati societari: Koninklijke Philips Electronics, LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton, SAP, Banco Santander, Novartis, Deutsche Bank, Royal Dutch Shell, Unilever, Banco Bilbao Vizcaya Argentaria.

Italia: nel 4° trimestre 2019 l’economia domestica dovrebbe essere cresciuta di 0,1% t/t, come nei tre mesi precedenti. Il tasso di disoccupazione di dicembre è atteso invariato al 9,7%. Le indagini di fiducia di famiglie e imprese dell’ISTAT, relative al mese di gennaio, potrebbero offrire maggiori indicazioni circa le prospettive economiche a inizio 2020.

USA: la stima advance del PIL relativa al 4° trimestre 2019 potrebbe evidenziare un’espansione intorno al 2,2% t/t ann. non lontana dal 2,1% t/t ann. registrato nel corso dell’autunno. Gli ordinativi di beni durevoli di dicembre sono attesi rimbalzare dopo le flessioni registrate nel mese precedente. Risultati societari: 3M, Apple, eBay, Lockheed Martin, Pfizer, United Technologies, AT&T, Boeing, Dow Chemical, General Electric, Kraft Foods, Mastercard, McDonald’s, Microsoft, Amazon, Coca Cola, Verizon, Visa, Caterpillar, Chevron, Colgate Palmolive, Exxon Mobil, Honeywell International.

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Prevale l’avversione al rischio in avvio di settimana

Temi della giornata

- Azionario: listini azionari deboli in un contesto di avversione al rischio per i titoli di maggiori impatti economici del coronavirus. 

- Titoli di Stato: BTP decisamente positivi dopo le elezioni regionali. 

- Risorse di base: prosegue la debolezza del petrolio, che annulla gran parte dei guadagni registrati sul finale dello scorso anno.

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BCE: al via la revisione strategica, includerà la sostenibilità ambientale

La BCE ha ufficialmente annunciato l’avvio della revisione strategica , un processo che dovrebbe durare un anno e coinvolgere tutti gli aspetti della conduzione della politica monetaria. Sarà incluso nel processo decisionale anche il cambiamento climatico, riconosciuto come fattore di rischio da incorporare nei modelli previsivi e nelle funzioni di reazione delle Banche centrali (per un approfondimento si veda Focus all’interno del Mensile Obbligazioni di gennaio).

La storia della strategia di politica monetaria. La strategia di politica monetaria come definita nell’ottobre del 1998  si impernia su tre cardini: 1) una definizione quantitativa della stabilità dei prezzi intesa come "un aumento sui dodici mesi dell'indice armonizzato dei prezzi al consumo per l'area dell'euro inferiore al 2%”; 2) l'attribuzione di un ruolo di primo piano alla moneta nella valutazione dei rischi e 3) una valutazione di ampio respiro delle prospettive per l'andamento dei prezzi. Nel 2003 la BCE rivede parzialmente queste linee guida . La stabilità dei prezzi viene precisata come il mantenimento dell'inflazione su livelli prossimi al 2% nel medio periodo. Tale precisazione sottolinea l'impegno della BCE di fornire un margine di sicurezza sufficientemente ampio a salvaguardia dai rischi di deflazione e tiene conto di possibili distorsioni nella misurazione della stessa e dei differenziali di inflazione all’interno dell’area euro. Inoltre, per rendere più chiara la comunicazione circa la verifica incrociata dei due pilastri per la valutazione dei rischi (moneta e scenario), la BCE sceglie di dare maggiore visibilità all’analisi economica, il cui fine è individuare i rischi per la stabilità dei prezzi a breve e medio termine e il cui esame apre dal 2003 le conferenze stampa delle BCE.

Calo generalizzato dei rendimenti, contrasto dei rischi di deflazione e sostenibilità i motivi alla base della nuova revisione. La BCE sottolinea come, dal 2003 ad oggi, l'area dell'euro e l'economia mondiale abbiano subito profondi cambiamenti strutturali. La decelerazione della crescita tendenziale, sulla scia del rallentamento della produttività e dell'invecchiamento della popolazione, nonché dell'eredità della crisi finanziaria, si sono tradotti in un calo generalizzato dei rendimenti di equilibrio, riducendo la possibilità per la BCE e le altre Banche centrali di allentare la politica monetaria mediante strumenti convenzionali in funzione anticiclica. A questa trasformazione strutturale si è accompagnata la necessità da parte delle Banche centrali di contrastare molto più spesso scenari di inflazione troppo bassa piuttosto che troppo alta, sfida storica che ha caratterizzato le scelte di politica monetaria per tutto il secolo scorso. Infine, la rapida digitalizzazione, la globalizzazione, le strutture finanziarie in evoluzione e soprattutto la minaccia alla sostenibilità ambientale, tema quest’ultimo a cui la Lagarde ha dedicato ampio spazio ieri in conferenza stampa, hanno ulteriormente trasformato il quadro in cui opera la politica monetaria.

In programma una revisione a 360 gradi. La revisione della strategia partirà dalla valutazione di come fino ad oggi la politica monetaria ha sostenuto l'adempimento del mandato della BCE. La formulazione quantitativa della stabilità dei prezzi, unitamente agli approcci e agli strumenti con i quali viene perseguita tale stabilità, rappresenteranno il cardine di questo esercizio. Il Consiglio direttivo esaminerà l'efficacia e i potenziali effetti collaterali dell’attuale “cassetta degli attrezzi” di politica monetaria. Esaminerà come aggiornare le analisi economiche e monetarie attraverso le quali la BCE valuta i rischi per la stabilità dei prezzi. La revisione terrà anche conto di “nuovi aspetti” (come la stabilità finanziaria, l'occupazione e la sostenibilità ambientale) che possano essere rilevanti ai fini del perseguimento del mandato della BCE. Infine, l’Istituto rivedrà le sue pratiche di comunicazione.
Tempi e attori coinvolti. La revisione strategica dovrebbe terminare entro la fine del 2020 e si baserà su analisi approfondite e sul coinvolgimento di tutte le parti interessate (i cosiddetti stakeholder, ossia le altre Istituzioni europee, la società civile, il mondo accademico).
In sintesi, la BCE riconosce i profondi cambianti strutturali avvenuti a livello globale negli ultimi vent’anni e le trasformazioni in atto che potrebbero condizionare lo scenario futuro e si propone di rivisitare il proprio ruolo all’interno di questo scenario, in modo da renderlo più efficace. Il riesame affronterà:
1. la formulazione quantitativa della stabilità dei prezzi;
2. l’approccio e gli strumenti attraverso cui questa si realizza. Il Consiglio dovrà anche valutare efficacia ed effetti collaterali degli strumenti di politica monetaria sviluppati nel corso dell’ultimo decennio, e come andrebbe aggiornata l’analisi economica e monetaria su cui si basa la BCE;
3. le prassi di comunicazione.
Le conclusioni dovrebbero essere comunicate tra novembre e dicembre e, a partire da allora, saranno alla base della conduzione della politica monetaria dell’Istituto centrale europeo.

(Fulvia Risso - Analista finanziario)

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USD: indebolito da Fed espansiva e tregua commerciale

  • Data pubblicazione 22.10.2019
  • Valute
Le scelte di politica monetaria di BCE e Fed sono ancora i driver principali per euro e dollaro. La Fed resterà espansiva a lungo, ma è probabile che questo non riesca a indebolire più di tanto il dollaro, continuando nel breve a suscitare l'irritazione di Trump. Nel medio-lungo termine è probabile che l'azione espansiva della Fed, alla lunga e coerentemente, finisca per deprezzare il dollaro soprattutto perché, rispetto alla BCE (che ha già tassi negativi), la Fed gode del vantaggio di partire da tassi positivi, il cui percorso di taglio è concreto e quindi più efficace. Il prossimo meeting Fed è in calendario il 30 ottobre e, alla luce dei deboli dati macroeconomici recentemente pubblicati, un ulteriore taglio dei tassi di 25 punti base (dopo quello del 18 settembre) appare giustificato. Gli operatori sui cambi, ancora intimoriti dalla volatilità dei mercati, ogni qual volta vedono accentuata la propria avversione al rischio “di base”, scelgono comunque di spostarsi sulla valuta che rappresenta l’economia che è probabile possa uscire vincitrice dalla fase di tensioni commerciali, ovvero il dollaro. Alla luce di questa analisi, pensiamo che il cambio EUR/USD possa scambiare a: 1,10 a 1 mese; 1,12 a 3 mesi; 1,15 a 6 mesi; 1,17 a 12 mesi e 1,20 a 24 mesi.

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Allentamento monetario, tassi in calo e valute stabili

  • Data pubblicazione 08.10.2019
  • Valute
Le scelte della BCE e della Fed in senso ancora più espansivo permettono anche alle Banche centrali dei Paesi emergenti di essere, a parità di altre condizioni, più accomodanti, in uno scenario di crescita in rallentamento e inflazione sempre molto bassa. Il quadro macro si riflette in rendimenti sui bond in local currency sempre più bassi, a fronte di valute piuttosto stabili. Un tema chiave sarà l’evoluzione delle tensioni commerciali.

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USD: disputa sul commercio e Fed i driver principali

  • Data pubblicazione 24.09.2019
  • Valute
La dinamica del cambio EUR/USD resta strettamente vincolata alle scelte della BCE e della Fed. Da un lato, permane la debolezza dell’euro, dopo le scelte espansive della BCE. Infatti, il quadro economico interno all’Eurozona appare in deterioramento e le tensioni globali aggravano questa situazione, giustificando l’intervento della BCE di settembre e rafforzando le possibilità di uno scenario di ulteriore deprezzamento dell’euro. Dall’altro lato, la Fed resterà espansiva a lungo, ma è probabile che questo non riesca a indebolire più di tanto il dollaro, continuando a suscitare l'irritazione di Trump, nel breve. Nel medio-lungo, invece, è probabile che l'azione espansiva della Fed, alla lunga e coerentemente, finisca per deprezzare il dollaro, soprattutto perché rispetto alla BCE, che ha già tassi negativi, la Fed gode del vantaggio di partire da tassi positivi, il cui percorso di taglio è concreto e quindi più efficace. Alla luce di questa analisi, pensiamo che il cambio EUR/USD possa scambiare a: 1,10 a 1 mese, 1,12 a 3 mesi, 1,15 a 6 mesi, 1,17 a 12 mesi e 1,20 a 24 mesi.

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Appuntamento con i Mercati - I mercati finanziari e l'incertezza politica nell'eurozona - VIDEO

Appuntamento con i Mercati - Mercato obbligazionario torna a scaldarsi: analisi e previsioni per il 2017 - VIDEO

BTP Italia: al via la decima emissione

A pochi giorni dalla scadenza del primo BTP Italia, emesso nel 2012, torna questa tipologia di titoli di Stato, indicizzati al tasso di inflazione nazionale. I primi tre giorni, da lunedì 17 a mercoledì 19 ottobre, saranno riservati ai risparmiatori individuali ed affini, mentre agli investitori istituzionali è riservata la mattinata del 20 ottobre.
Le principali caratteristiche di questi titoli sono: (1) la rivalutazione del capitale con cadenza semestrale; (2) l’indicizzazione all’inflazione italiana e non europea; (3) il collocamento tramite MOT; (4) la protezione dalla deflazione non solo per il capitale ma anche per la cedola e (5) il premio fedeltà per investitori retail che detengono il titolo fino alla scadenza. Resta immutata la novità introdotta nel collocamento di aprile 2014 dell’apertura agli investitori istituzionali, per i quali il collocamento avverrà nella mattina dell’ultimo giorno e potrebbe prevedere un riparto, nel caso in cui il totale degli ordini ricevuti risulti superiore all’offerta stabilita dal Tesoro. Al contrario, per la clientela dei piccoli risparmiatori e affini non sarà applicato alcun tetto massimo, ma i giorni di collocamento potranno essere ridotti a due in caso di chiusura anticipata, come in precedenza. Si conferma la durata di 8 anni, proposta per la prima volta nell’unica emissione del 2015, dai 6 anni dei due collocamenti del 2014.
Con riferimento allo scenario di evoluzione dei prezzi da oggi a ottobre 2024, l’inflazione media annua italiana dovrebbe essere intorno all’1,5%. La cedola reale minima garantita è stata fissata allo 0,35%; la cedola reale effettiva non potrà essere inferiore. Il rendimento nominale lordo, che si trova in prima approssimazione sommando il rendimento reale garantito all’inflazione di periodo attesa, potrebbe essere quindi in area 1,8%.
Considerando gli strumenti alternativi, nominali (BTP 4,5% marzo 2024) e reali (BTPei settembre 2024 indicizzato all’inflazione europea), la valutazione relativa al BTP Italia appare attraente, avendo un’inflazione di break-even (sopra la quale conviene detenere il BTP Italia rispetto agli altri strumenti) di poco superiore allo 0,6%, decisamente più bassa delle nostre previsioni per l’arco temporale di riferimento (8 anni) e leggermente inferiore a quella incorporata nel corrispondente titolo indicizzato all’inflazione europea (sempre in area 0,7%). Detto in altre parole, rispetto a un ipotetico rendimento nominale in area 1,8% (cedolare reale + inflazione attesa) del BTP Italia, il nominale di riferimento scambia oggi intorno all’1,11%. Considerando invece gli strumenti analoghi, ossia gli altri BTP Italia scambiati sul secondario, e ipotizzando una cedola pari alla cedola minima, il nuovo BTP Italia appare in linea con la precedente emissione di aprile 2016.

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OPEC: nessun accordo sul tetto alla produzione ma il petrolio tiene

La riunione dell’OPEC di giovedì 2 giugno si è conclusa senza alcun cambiamento nella politica produttiva. I ministri del petrolio dei Paesi membri del Cartello non hanno raggiunto alcun tipo di consenso sulla regolamentazione del prezzo e della fornitura di greggio, che resta intorno ai 32,5 milioni di barili al giorno: un risultato che ha innescato un calo molto contenuto delle quotazioni petrolifere, che rimangono in un trend positivo. La decisione di non fare nulla cade però in una fase di mercato che sembra comunque mantenere il tono positivo: WTI e Brent, scesi dell’80% fino al minimo a 12 anni segnato a gennaio, hanno recuperato molto nelle ultime settimane (+30% da inizio 2016). Gli operatori appaiono parzialmente rassicurati dall’impegno dell'Arabia Saudita a non inondare il mercato di nuova produzione, limitandosi a confermare l'attuale offerta.

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Fallisce il vertice di Doha, tutto rimandato a giugno

Il veto saudita e l’intransigenza iraniana hanno minato sul nascere qualsiasi accordo. L'Arabia Saudita ha mantenuto la propria posizione intransigente legando il buon esito dell’accordo alla partecipazione anche di Teheran. Lo scenario per il futuro appare incerto: l'assenza di un'intesa potrebbe far stornare ulteriormente i prezzi, azzerando tutto l’effetto positivo generato dall’attesa sul meeting Doha. La nostra sensazione è che per sbloccare questa situazione sia necessario che si formi una fronda di Paesi, anche d’influenza araba, che possa provare a contrastare, nell’OPEC, la scelta saudita, cercando poi all’esterno del Cartello ulteriori alleanze, in primis con la Russia, che possano imprimere un cambio di rotta sulla politica dei prezzi.

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Focus Settore Auto

  • Data pubblicazione 16.03.2016
  • Azioni
Il comparto resta attraente soprattutto sotto il profilo di probabili aggregazioni che darebbero luogo a sinergie di rilievo. Le attese di crescita del fatturato si presentano disomogenee per area geografica: attesi incrementi in Europa, mentre permangono le difficoltà per i paesi latino-americani e in particolare in Brasile, grande sbocco per alcuni importanti gruppi europei; in rallentamento anche il ritmo di crescita in Cina. Il comparto quota a P/E e multipli di Risultato Operativo a sconto rispetto alla media storica e al benchmark di riferimento, a fronte di crescite del Risultato Operativo a doppia cifra per l’anno in corso e in lieve rallentamento nel 2017, pur mantenendo una crescita importante e un PEG favorevole.

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Amazon

  • Data pubblicazione 30.12.2015
  • Azioni
Amazon rappresenta una delle aziende di maggiore qualità all’interno del settore Internet, con una costante capacità di innovazione e con prospettive di crescita in grado di consolidare e aumentare la propria quota nel mercato dell’e-commerce internazionale. Amazon ha registrato ancora una volta risultati societari superiori alle attese, con i dati del 3° trimestre che sono stati trainati dalle vendite registrate con la promozione “Prime” e dal deciso rialzo del segmento cloud; quest’ultima divisione presenta la più elevata marginalità rispetto al business tradizionale di e-commerce. In termini di P/E, Amazon quota a forte premio rispetto ai principali competitor per il biennio 2016-17, a fronte di stime di crescita degli utili da parte del consenso in deciso rialzo. Tra i rischi annoveriamo la quotazione a premio rispetto ai competitor, il contesto competitivo e la correlazione, seppur contenuta, con l’andamento dei mercati azionari in generale.

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Focus Aggiornamento Emittenti

KPN (S&P: BBB-/Stabile; Moody’s Baa3/Stabile; Fitch: BBB-/Positivo)

KPN è una società di telecomunicazioni olandese attiva con una posizione di leadership sul mercato domestico e in Germania attraverso la controllata Telefonica Deutschland. Il mercato olandese, per quanto modesto in termini dimensionali e fortemente competitivo, rappresenta un’area-chiave per il Gruppo che, nell’ultimo trimestre ha realizzato risultati nel complesso soddisfacenti e superiori alle attese. Nel corso del 2015 KPN ha provveduto ad effettuare alcune cessioni e ha promosso una politica finanziaria piuttosto favorevole agli azionisti. Dopo la diffusione dei dati del terzo trimestre, il management ha confermato il proprio outlook per il 2015 e ha ribadito la ferma volontà di mantenere un rating in area Investment Grade.

ORANGE (S&P: BBB+/Negativo; Moody’s: Baa1/Stabile; Fitch: BBB+/Stabile)

I primi nove mesi del 2015 hanno evidenziato un nuovo aumento delle utenze per il gruppo di telecomunicazioni (ex France Telecom) con un consolidamento delle quote sul mercato domestico e elevati tassi di crescita nei paesi emergenti. All’attento contenimento dei costi operativi il gruppo somma la scelta strategica di sostenere ingenti investimenti per lo sviluppo e il miglioramento delle proprie reti. Il terzo trimestre del 2015 ha visto una dinamica commerciale favorevole per il gruppo telefonico, grazie al consolidamento delle nuove controllate in Spagna e Marocco, mentre meno positiva è stata l’evoluzione dell’EBITDA rettificato. Pur operando mercati fortemente competitivi, , Orange ha confermato la guidance per i ricavi nel 2015 e mantiene una posizione finanziaria conservativa, tale da garantire al Gruppo un profilo di rating stabile.

 

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Parmalat

  • Data pubblicazione 12.11.2015
  • Azioni
Il gruppo Parmalat opera a livello internazionale nella produzione e distribuzione di alimenti, quali il latte e i suoi derivati e le bevande a base di frutta. La presenza geografica differenziata del Gruppo e la politica di acquisizioni intrapresa globalmente permettono di controbilanciare i trend di decrescita in alcune aree con la stabilità o la crescita in altri mercati. Tuttavia, l’ingresso in tempi ravvicinati in diverse realtà di paesi in cui l'economia locale è peggiorata in modo significativo sta penalizzando i risultati della società. Parmalat ha chiuso i primi 9 mesi 2015 con una flessione del 25,1% a/a dell’utile a 108,1 milioni di euro e con un fatturato in crescita del 19,5% a 4,74 mld di euro. Avviamo la copertura del titolo con un giudizio Neutrale.

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Focus Aggiornamento Emittenti

DEUTSCHE TELEKOM
Si comunica la chiusura della copertura di Deutsche Telekom. L’ultimo commento pubblicato sull’emittente è disponibile all’interno della pubblicazione Mensile Obbligazioni del 14.11.2014.

BARCLAYS
La banca inglese Barclays è uno tra i principali gruppi finanziari a livello mondiale, con una posizione competitiva forte sul mercato britannico ed una presenza geograficamente diversificata in 50 Paesi. Il gruppo, negli ultimi anni, ha avviato un importante processo di trasformazione per adeguarsi alla nuova legislazione (ring-fencing) che prevede la separazione delle attività di investment banking da quelle bancarie tradizionali.

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Testo modificato il: 11.04.2015